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Call Centers: L’ultima spiaggia?

 

Giovani, diplomati e laureati, anche con ottimi voti e con profili professionali in teoria appetibili dalle aziende, faticano a trovare lavoro, o, se lo trovano, si tratta di un lavoro a tempo determinato, spesso non corrispondente alle aspettative e inadeguato agli studi portati a termine, proposto dalle nuove società emergenti chiamati Call Centers.

È molto difficile, seguendo i dibattiti televisivi, leggendo i giornali o persino saggi specifici sull'argomento farsi un'idea meno che approssimativa di questo  fenomeno.

Si  inizia parlando di lavoro part time per alternare lavoro e studio ma passando il tempo diventa l’unica possibilità di lavoro e si trasforma in qualcosa che chiamano “flessibilità”; caratterizzata  dai bassi salari corrisposti che non permettono ai giovani di emanciparsi dalla famiglia di origine e di concepire e realizzare un proprio progetto esistenziale: comperarsi un'abitazione, sposarsi, fare figli, godersi il tempo libero, costruirsi una carriera.

Giovani costretti a lavori ripetitivi e alienanti, privi di tutele sindacali, con salari miseri, i precari come vengono da più parti definiti non hanno diritto di essere aiutati quando perdono il lavoro, di essere assisiti quando si ammalano, di essere formati al meglio per avere chance migliori.

Non si può rimanere inermi,tutti dobbiamo essere consapevoli di essere impegnati in una difficile sfida per favorire la meritocrazia e ridarci una speranza avendo in mano solo un'arma: la conoscenza dei nostri diritti e della nostra dignità.

 

                                                                                            Claudia Pinnale

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