|
|



|
Paternò |
|
Storia |
|
Arte |
|
Letteratura |
|
Mistero |
|
Eventi |
|
Musica |
|
Cinema |
|
Cartoni Animati |
|
Collezionismo |
|
Sport |
|
Medicina Naturale |
|
Le antiche leggende popolari paternesi
La città di Paternò è ricca, oltre che di storia, anche di numerose leggende popolari che si perdono nella notte dei tempi. Col trascorrere degli anni, però, queste leggende si sono come rifugiate nelle parti più remote della memoria popolare e soltanto pochi, tra i più anziani degli abitanti di Paternò, ne ricordano ancora qualcuna. Una di queste narra che proprio al confine tra Santa Maria di Licodia e Paternò in contrada “Civita” esistesse una donna, chiamata donna Brigida e definita la “donna di notte”, che con gli occhi accesi come tizzoni ardenti sfidasse i passanti a cavalcare un enorme montone nero dalle narici fumanti. Chi fosse stato capace di cavalcarlo sarebbe divenuto incredibilmente ricco, ma nessuno ebbe mai l’audacia di accettare tale difficile e diabolica sfida al destino. Un’altra antica leggenda paternese narra di una grotta, sita in contrada “Castellaccio”, al cui interno era nascosto un indescrivibile tesoro. Chiunque fosse entrato nella grotta e avesse cercato di portare via anche soltanto una semplice moneta non sarebbe riuscito ad uscire vivo da quel misterioso luogo incantato. Astutamente qualche cacciatore tentava invano di far ingoiare delle monete al proprio cane ma senza alcun risultato, poiché neanche i cani sarebbero potuti uscire vivi dalla grotta se non avessero prima digerito le monete precedentemente ingoiate. Sempre in contrada “Castellaccio” esisteva un’altra straordinaria leggenda narrante che ogni sette anni, durante la Santa notte di Natale, si svolgeva una magica fiera incantata in cui tutti gli oggetti posti in vendita si tramutavano misteriosamente in oro. Perfino le arance vendute diventavano d’oro arricchendo chiunque le avesse comprate. Ma pare che una volta, come narra la leggenda, un pastore paternese abbia regalato tutte le arance acquistate alla fiera al suo padrone, il quale divenne ricchissimo al suo posto. Altre leggende paternesi narrano di esseri mostruosi, bestie immonde, come i lupi mannari che sembra si aggirassero durante la notte nelle zone di periferia terrorizzando i passanti. Non mancano all’appello neanche i fantasmi che, si dice, vagassero nella zona di via Chiesa Nuova dove pare vi fosse nascosto un immenso tesoro di inestimabile valore. Secondo altre antiche leggende vi erano spiriti erranti, nei pressi del Purgatorio, che facevano udire il rumore delle pesanti catene che portavano con sé e si dice ci colpissero le persone a loro sgradite. Si narra anche di un cavallo nero senza testa che, ogni notte, percorreva al galoppo le campagne paternesi e si aggirava frequentemente nel quartiere di San Gaetano. Dice la leggenda che chi fosse riuscito a cavalcarlo sarebbe divenuto incredibilmente ricco. La leggenda, però, più suggestiva è quella del folletto che sulla collina normanna fa la guardia al cancello del cimitero da cui, narra la leggenda, tutte le anime dei morti escono in processione una volta all’anno, durante la notte di Ognissanti, recandosi silenziosamente alla chiesa di San Giacomo. Di altre leggende a Paternò ne esistono a centinaia , a partire dai cani neri che anticamente di notte girovagavano in via Baratta e che pare guaissero con voci distintamente femminili, fino ad arrivare ai carretti trainati da muli che, si dice, scomparissero improvvisamente non appena incrociavano un uomo lungo la strada. Col progredire del tempo e, di conseguenza, con l’avanzare del progresso pare che oggi non ci sia più spazio per fantasticare su ciò che le nostre antiche leggende narrano. Ma fino a quando ci saranno persone che si prodigheranno a tramandarle nel tempo esse vivranno per l’eternità dentro il cuore di Paternò e dei suoi abitanti.
Luigi M.C. Urso |


