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Giovan Battista Nicolosi: Una ottava contro la propria patria ?

 

Il prof. Salvatore Camilleri, catanese, è uno dei più profondi studiosi ed appassionato raccoglitore di poesie siciliane dal Cinquecento ai giorni d’oggi. Egli ha dato, attraverso le sue dotte pubblicazioni, la possibilità di fare conoscere un vasto patrimonio culturale.

Ho avuto la fortuna di conoscere quest’uomo, dotato di una cultura immensa e di una apertura a quanti lo avvicinavano, riconoscendogli la qualità di nobile e bravissimo maestro.

Gli chiesi dove poter trovare qualche sua pubblicazione ed egli, generosamente, mi donò una copia di “Sfide contrasti leggende di poeti popolari siciliani”, edizioni ENAL - “Arte e folklore di Sicilia” - Sezione amici del dialetto, 1977.

Era una copia con degli appunti per una ristampa in maniera più ampia.

Ma questa per me era abbastanza per approfondire le mie conoscenze sui poeti popolari siciliani.

La mia attenzione fu attratta da quanto il prof. Camilleri aveva scritto sul poeta palermitano Jacobo Morello, del quale lo studioso aveva raccolto ben 349 ottave.

Tra queste ne veniva riportata una scritta contro la sua patria, che qui si riporta:

 

Ingratissima Patria, impiu ricettu

di genti iniqua, affimminata e dura,

rèstati in paci, darreri ti jettu

la petra e fuju l’oddiusa mura.

Di tia chi premiu e chi favori aspettu,

si non miserii, ogni mumentu ogn’ura ?

Mi dasti mala naca e peju lettu,

pessima mi darrai la sepoltura.

 

I paternesi attribuiscono l’ottava, concettualmente uguale, ma con lievi varianti di pronunzia e di vocaboli, al celeberrimo concittadino matematico, geografo, scrittore e poeta Giovan Battista Nicolosi, sacerdote anche nella capitale d’Italia, vissuto nel XVII secolo (cioè contemporaneo del Morello), fuggito da Paternò e trasferitosi a Roma, ove ricevette grandi accoglienze e grandi onori;

in particolare fu chiamato ad insegnare matematica e geografia nell’Università di Roma.

Per meglio comprendere la paternità dell’ottava, probabilmente attribuita senza la dovuta documentazione storica, dai paternesi, qui si riporta quella di Giovan Battista Nicolosi:

 

Ingratissima patria, empiu rizzettu

di genti iniqua, scelerata e dura,

ju di ccà partu e pri darreri jettu

‘na petra e fujiu l’udiusa mura.

Di tia che grazii e chi favori aspettu,

si non miserii e tradimenti ognura ?

Mala naca mi dasti e peju lettu,

pessima mi darai la sipurtura.

 

La questione a prima vista potrebbe dare l’impressione di un plagio: o il paternese copiò dal palermitano o viceversa. Personalmente ritengo che non esiste plagio in quanto tra gli scritti lasciati dal paternese non c’è ombra dell’ottava. E allora?

Ritengo che si deve congetturare che qualcuno, rafforzando il “Nemo propheta in Patria sua”, abbia affibbiato al Nicolosi l’ottava del Morello, che ben calzava al personaggio etneo.

 

                                                                                        Angelino Cunsolo

 

 

Si ringrazia il Prof. Angelino Cunsolo

direttore responsabile del periodico

di cultura e attualità “la gazzetta dell’Etna”

per la preziosa collaborazione.

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