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Paternò, una città ricca di storia e cultura

 

La città di Paternò, come da un po’ di tempo a questa parte ho avuto modo di constatare, è oggetto dello scherno e del disprezzo di tanti suoi abitanti che, in pratica, sputano incoscientemente e vergognosamente dentro allo stesso piatto in cui mangiano.

Disprezzare così ignobilmente una città ricca di storia, cultura e tradizioni come Paternò, che fra l’altro vanta anche la nascita di molti personaggi illustri, tra i quali il grande geografo e cartografo Giovanbattista Nicolosi, è un’azione a dir poco insensata.

Se facciamo un lungo salto indietro nel tempo e ritorniamo alla protostoria possiamo accorgerci che l’esistenza di stanziamenti umani, all’interno e nei dintorni dell’attuale centro abitato di Paternò, è totalmente certa anche in quell’epoca lontanissima.

Purtroppo non ci è possibile determinare una data sicura dell’inizio della magnifica civiltà paternese, di certo sappiamo soltanto che vi furono dei vasti insediamenti all’interno del territorio di Paternò nel  periodo neolitico, insediamenti umani risalenti a circa quattromila anni prima della nascita di Cristo. A conferma di questa affermazione vi sono gli avvenuti ritrovamenti,  nel corso degli anni, di interessantissimi reperti archeologici, risalenti proprio al neolitico, rinvenuti dove un tempo sorgevano dei villaggi preistorici, luoghi come Trefontane o Poggio Rosso.

In quello stesso periodo corrisponde anche l’inizio storico della colonizzazione dell’isola da parte di popoli nuovi, provenienti da remoti confini, che approdarono sulle coste orientali della Sicilia.

Per quanto riguarda il nome dell’antico abitato di Paternò, vi sono da sempre parecchie discordanze tra i vari studiosi che negli anni hanno cercato di stabilirne l’origine ed il significato.

Secondo alcuni deriverebbe da “PATORON”, parola araba che indica un manipolo di soldati in lotta; secondo altri deriverebbe dal nome del nobile normanno, certo Ugo de Paternoy, che avrebbe espugnato il fortino arabo che sorgeva un tempo sull’attuale collina storica.

L’ipotesi più plausibile, ma tenuta ben poco in considerazione dagli studiosi, è la parola greca “PTERNA” che indica letteralmente “falde di un monte” e come sappiamo bene Paternò è sita alle falde meridionali dell’Etna.

L’inizio dello sviluppo, l’antica Paternò, lo ebbe attorno all’XI secolo dopo Cristo con l’avvento dei normanni che vi stabilirono il proprio dominio facendo letteralmente tracollare la potenza musulmana, che aveva regnato fino ad allora incontrastata, e rompendone l’equilibrio basato esclusivamente sull’agricoltura.

L’opera più importante realizzata dai nuovi conquistatori fu indubbiamente il Castello Normanno, la cui costruzione fu ordinata nel 1072 d.C. dal Gran Conte Ruggero d’Altavilla che a quel tempo era impegnato tra l’espugnazione di Centuripe e l’assedio di Catania.

Il castello aveva un importante ruolo strategico, poiché rendeva possibile il controllo di una vasta parte del territorio etneo e della stessa Catania.

Col passare del tempo sorsero, attorno al castello, nuovi insediamenti urbani che andarono ad estendersi sempre più. Ma il vero e proprio sviluppo di Paternò avvenne tra il XVI ed il XVII secolo, quando la popolazione raggiunse quasi i 6.000 abitanti e di conseguenza la struttura urbana della città ebbe un’ulteriore espansione elevandosi al prestigioso rango di principato nel 1565 d.C. per mano dei Moncada.

Il progressivo sviluppo urbano e, di conseguenza, demografico portò alla conseguente urbanizzazione della pianura con la nascita di contrade o quartieri che prendevano il nome in base ai principali edifici sacri, ad esempio il quartiere di San Biagio o di San Marco.

Questo però a discapito dell’economia della città alta che rimase come isolata sulla collina.

Col trascorrere dei secoli, Paternò crebbe a dismisura sia dal punto di vista urbanistico che demografico, passando dai quasi 47.000 abitanti degli anni ’70 ai circa 60.000 di oggi.

Queste mie poche righe non possono certo descrivere migliaia e importanti anni di storia.

Vorrei, però, concludere affermando che una città non diventa bella o brutta da sola, è la gente che ci vive a renderla positiva o negativa, vivibile o invivibile, in base al proprio modo di agire o di pensare; quindi esorto a riflettere sul fatto che disprezzare una città “storica” come Paternò vuol dire gettare fango su se stessi e sulle proprie gloriose origini di paternesi.

 

                                                                                        

                                                                                         Luigi M.C. Urso